Tracce per una lettura, di Emanuela Uccello

“Tracce per una lettura”, di Emanuela Uccello

Presentazione nel catalogo della mostra “Tre punti di vista”, Galleria Saggitaria, Pordenone, 1997

E’ del nostro tempo una vera rivoluzione del visuale, una trasformazione percettiva che porta ad avere riferimenti altri, a vedere incredibilmente allargato – e quindi aperto – il mondo delle immagini, dei segni visivi. L’occhio corre veloce, sollecitato continuamente dai media tecnici che vivono di immagini proposte a velocità impensabili o, all’opposto, a lentezze impossibili.

La fotografia nasce quale strumento narrativo, le immagini fermate in un obiettivo a impressionare la pellicola racchiudono e presentano storicamente un momento, un’epoca, un gusto: é naturale allora che oggi essa si trasformi, si reinventi forte dello scoprirsi linguaggio del quale tutti conoscono il codice più immediato. Stefano Tubaro è un narratore contemporaneo. Non certo un reporter ma un artista che opera con la fotografia: le sue immagini non sono riproduzioni del reale, i suoi paesaggi urbani, inquietantemente “normali”, non sono mimetiche trasposizioni di scorci (e attimi) di un mondo attorno sempre verificabile: sono al contrario soggettivazioni che hanno nei ricercati equilibri formali, nell’uso sapiente e significante della luce che va a costruire un sempre magico bianco e nero – quasi che la saturazione visiva ci avesse così riempito di colore da sentire come necessaria la sua fisica assenza -, nei percorsi mentali, in quella ricerca artistica che li supporta, gli srumenti del proprio dire. Estremizzando una via di comunicazione visiva che inizia nei primi Anni Ottanta, Tubaro giunge a definire una propria estetica in cui le teorie non vengono abbracciate cerebralmente ma si palesano in un percorso creativo coerente in cui non è certo il dovuto ai puristi della fotogafia a bloccarlo. Tubaro non ha paura di essere troppo concettuale, troppo minimalista, poco fotografo, vuole solo raccontare del proprio sentire, e riesce a rapire negli apparenti immediati Riflessi, curiosi trovati assemblage. Intrigante, per l’alone di mistero che la parte racchiude rispetto al tutto, l’uso del dettaglio nella serie di lavori più recenti: l’immagine si scompone e si ricrea nelle moderne tavole, icone di un presente personale e collettivo ad un tempo, in cui una dovuta ironia allontana inopportune sacralità dei temi.

C’é sempre l’uomo al centro del mondo di Stefano Tubaro: ecco allora i Ritrattati, quei piani americani di protagonisti resi anonimi ma anche indagati interiormente da quello schermo riflettente, virtuale e reale ad un tempo, posto tra noi e gli altri. Cento dettagli tutti uguali e diversi negli ultimi Siti dove esplode il colore a scuotere la nostra indifferenza visiva e ad invitare a fermarsi ad osservare ciò che apparentemente è banale ma diviene segno. Se è vero che, come é stato teorizzato, il futuro dell’arte sta nella sua riproducibilità, la fotografia rappresenta per la sua meccanica serialità uno dei medium privilegiati: e il fare artistico di Stefano Tubaro, ricco di contaminazioni linguistiche, si muove verso l’imminente domani e le sue continue, repentine trasformazioni.

Emanuela Uccello

1997