Contrattempi, di Roberta Valtorta

“Contrattempi”, di Roberta Valtorta

Presentazione nel catalogo della mostra personale “Contrattempi di scena”, Galleria Artestudio Clocchiatti, Udine 2000

Più elementi si congiungono in questa colorata ricerca di Stefano Tubaro. Una serie di luoghi abbandonati, strutture dismesse, vengono scelti come oggetti d’attenzione non in chiave descrittiva-documentaria, ma come piccoli teatri di eventi. L’autore – é importante sottolineare – opera delle vere e proprie azioni, e di una certa durata: stando nel buio anima lo spazio, ne illumina a lungo delle parti e poi realizza le riprese. E’ la luce dunque – la base stessa della fotografia – ad intervenire sulla realtà fisica, creando zone di colore che “rivitalizzano” architetture senza più funzione, spostandole di colpo dal piano reale a quello onirico. Il lavoro, sebbene fortemente progettato, lascia aperto un importante spiraglio al caso, poichè l’esito finale dell’immagine non è del tutto prevedibile (potrebbe riservare dei “contrattempi”), e questo mette ancora di più l’accento sull’importanza dell’interazione fra allestimento della scena e successiva ripresa. Si tratta allora di un paesaggio creato veramente “in diretta” attraverso la luce, secondo una operazione di lontana ascendenza land art, che la ripresa fotografica definisce e non, come potrebbe apparire, di immagini realizzate attraverso coloriture di tipo digitale operate a posteriori. Questa sovrapposizione di realtà di luce/colore alla realtà fisica trova nella ripresa fotografica finale una sorta di consacrazione oltre la quale non ha significato andare, come invece all’opposto avverrebbe nell’immagine elaborata in senso digitale, che si risolve tutta dopo la ripresa. Che sia piuttosto l’elemento umano – e non il peso della tecnologia – a determinare l’identità di queste opere fotografiche è confermato dalla presenza in silhouette di una figura, l’autore stesso, che afferma così anche visivamente la sua presenza nelle diverse fasi dell’operazione. L’utilizzo di colori netti, ben definiti, e questo sovrapporre colore artificiale a colore naturale, innestano nelle immagini puramente fotografiche di Tubaro alcuni codici della pittura o dell’illustrazione, introduce un senso di favola, di luogo “altro”, e al tempo stesso allude alla separazione dei colori, che sta alla radice del senso stesso della luce oltre che alla base di tutte le tecniche di riproduzione meccanica, ad esempio la tipografia e la serigrafia, a loro volta arti che, come la fotografia, hanno come base di partenza proprio ed esattamente l’elemento vitale della luce.

Roberta Valtorta 

2000