Contrattempo, di Franco Vaccari

“Contrattempo”, di Franco Vaccari

Presentazione per la mostra personale itinerante presso: Fondazione Italiana per la Fotografia, Torino; Chiesa SS. Quirico e Siro, Pavia; Chiesa del Suffragio, Savignano sul Rubicone; Galleria dell’Ecole d’Arts Appliquès, Vevey-Switzerland, 1999

Nessuno nasce più dalla schiuma del mare. Anche il lavoro di Stefano Tubaro, a prima vista così sorprendente nel panorama attuale della fotografia, ha – per sua fortuna – molte radici, alcune delle quali affondano lontano nel tempo.

La prima cosa che colpisce nelle immagini di Tubaro è il contrasto tra il contesto ambientale, degradato o comunque posto ai margini dell’attualità, e il gioco di luci che lo investe con un’intensità iper-tecnologica che ha delle grandi analogie solo con quella dei palcoscenici dei grandi concerti rock. Se, però, si va ad indagare in che modo siano stati ottenuti questi effetti, si scopre che essi sono il risultato di un recupero di tecniche d’illuminazione già usate nel secolo scorso dagli Alinari. Questi, infatti, per ottenere le loro famose immagini leggibili in ogni particolare nonostante gli edifici fossero annegati negli spazi angusti delle vecchie città, “pennellavano” con fasci di luce le ampie superfici durante lunghissimi tempi d’esposizione. Ed é proprio quello che Tubaro dice di aver fatto. Bisogna credergli, altrimenti non si spiegherebbe la presenza di figure fantasmatiche nelle sue fotografie che non sono altro che le scie lasciate dall’autore stesso mentre si muove nella scarsa luce della sera ”pennellando” gli edifici con luci multicolori.

Queste fotografie, dal fortissimo impatto visivo, in realtà hanno una struttura molto complessa dove concorrono tempi d’esecuzione insoliti e insolite tecniche operative. La loro apparenza scenografica non deve trarre in inganno; essa nasconde la volontà del loro autore di entrare con tutto il proprio corpo nelle immagini stesse.

Che cosa sta a significare tutto questo se non che Tubaro, sentendo il bisogno di confondersi, di “impastarsi” con le proprie immagini, esprime una reazione al dilagare delle immagini virtuali che negano ogni autentica fisicità?

Franco Vaccari

1999