Foto Rubicone, Sabrina Zannier

“LE FOTO DI STEFANO TUBARO HANNO VARCATO IL RUBICONE”, di SABRINA ZANNIER

recensione sul quotidiano Messaggero Veneto del 14/06/1999

Mostre, manifestazioni, seminari e incontri denotano un sempre maggiore interesse per la fotografia, come del resto abbiamo già sottolineato. Un altro esempio ci viene da Savignano sul Rubicone, in provincia di Forlì che, attraverso la continuità delle proprie iniziative, dal 1997 è divenuto significativo centro di incontri sulla ricerca fotografica e la comunicazione visiva. Momento di massimo impegno in tal senso è stato rappresentato dalla sesta edizione di Portfolio in piazza, interessante selezione di nuovi talenti tenutasi da una giuria presieduta da Mario Cresci, composta da Olivio Barbieri, Maurizio Buscarino, Denis Curti, Roberto Koch, Claudio Patrone, e Franco Vaccari. Si è trattato di una selezione di respiro nazionale, dalla quale sono emersi i nomi di tre premiati:  Danilo Donzelli di Bacoli (Napoli), Giuseppe Fiorentino di Montanaro (Torino) e, a motivo di orgoglio e soddisfazione per il nostro panorama culturale regionale, Stefano Tubaro di Udine. A seguito della selezione, ai tre fotografi è stata dedicata una mostra itinerante: dopo la Fondazione italiana per la fotografia di Torino, dove si é da poco conclusa, andrà alla Nuova accademia di belle arti di Milano e al Centre d’enseignement professionel,  Ecol d’art appliqués di Vevey in Svizzera.

Autore sul quale ci siamo già soffermati in altre occasioni, Stefano Tubaro è stato selezionato con le seguenti motivazioni: “Per la sicurezza con la quale costruisce immagini di grande impatto visivo con tecniche che prevedono un coinvolgimento fisico dell’autore con il soggetto ripreso”. Nei lavori intitolati Contrattempo si notano, infatti, delle sagome umane, presenze fantomatiche che sembrano interagire tra passato e presente. Non evidenziano i tratti fisionomici dell’autore, non lasciano riconoscere la figura di Tubaro, negando quindi una puntuale volontà presenzialista e narcisista. Proprio per questo, restituiscono al meglio quella volontà di interazione e coinvolgimento sottolineata dalla giuria. E’ come se all’artista interessasse entrare nell’immagine senza per questo dichiarare, al di là di ogni dubbio, la propria presenza. Una presenza che si afferma sotto il segno dell’azione performativa, che si manifesta nel farsi della fotografia a intersezione fra passato e presente, storia e contemporaneità. Aspetti, questi, che si combinano nel contrasto tra il contesto ambientale, fatto di vecchi casolari degradati delle nostre campagne, e il gioco di luci che lo investe con valenza tecnologica, ricordando i neon delle insegne metropolitane o l’illuminazione dei concerti rock. Sono immagini che traggono in inganno: sembrano ottenute per via di manipolazione digitale mentre, come specifica bene Franco Vaccari, “sono il risultato di un recupero di tecniche d’illuminazione già usate nel secolo scorso dagli Alinari che, per ottenere le loro famose immagini leggibili in ogni particolare nonostante gli edifici fossero annegati negli spazi angusti delle vecchie città, pennellavano con fasci di luce le ampie superfici durante lunghissimi tempi d’esposizione”. Ed è proprio ciò che fa Tubaro: “pennella” gli edifici con luci multicolori e, così facendo, lascia le scie della propria presenza, immortala la sagoma del suo corpo.

Sabrina Zannier

1999