Contrattempo di Della libera

“Contrattempo”, di Corrado Della Libera

Presentazione della mostra “Contrattempo”, Spazio all’Arte – Università delle LiberEtà, Udine 1998

Stefano Tubaro è figlio d’arte. Sono stato a trovarlo nella sua casa di Martignacco all’inizio dell’estate per gli accordi sull’esposizione alle LiberEtà. Retrospettiva o ultimi lavori? Ultimi lavori. Discorrendo, ho visto molto del materiale prodotto da Stefano in questi ultimi anni. Una produzione raffinata, di alta qualità ed estremamente interessante. Non avevo mai visto il lavoro di Stefano nella sua totalità e non mi ero mai reso conto completamente del suo valore. L’incontrai per la prima volta all’inizio degli anni Novanta in occasione delle mostre di “Magazzino”. Esponeva da fotografo e produceva con gli amici la cartolina-invito della importante manifestazione. Mi interessarono inizialmente i suoi tratti da bambino un po’ buffo ed adombrato che caratterizzano la sua figura, la sua gentilezza e pacatezza dei modi, il suo fare discreto.

Conoscendo ora il suo lavoro in modo meno approssimativo, vorrei accennare al valore della sua continua e minuziosa ricerca formale che spazia intelligente in molti campi. A monte del lavoro esistono gli studi sulla percezione visiva della realtà (Cezanne ed il Picasso del cubismo), che indagano sulla rappresentazione degli oggetti e delle figure in un campo ottico-percettivo ristretto, tendenzialmente bidimensionale e dal contorno ovale. Stefano ritaglia il cuore di questo ovale nel centro, dove i soggetti sono maggiormente focalizzati e restituisce al fruitore immagini di grande definizione, equilibrio formale, precisa economia dello spazio nel pieno rispetto della vera tradizione classica. La serie di queste fotografe costituisce una tappa fondamentale del lavoro e segna un primo picco nell’opera dell’artista. Dopo gli studi sulle simmetrie e asimmetrie, le foto polari, sulla resa delle tessiture di superficie, Stefano ha affrontato, attingendo alla parte romantica della sua personalità, il discorso della memoria.

Recentemente, al teatro San Giorgio, in occasione di “Contemporanea ‘98”, l’artista ha esposto una serie di doppi ritratti sovrapposti di notevole fattura, in cui sono rappresentati dei volti all’interno dei quali sono collocati altri volti che si dissolvono nella memoria del soggetto.

Ancora sulla percezione, questa volta all’interno della mente, ancora bidimensionalità.

Veniamo all’esposizione delle LiberEtà. Fino a Natale sono in mostra le sue ultime ricerche: foto a colori dagli effetti surreali ottenuti illuminando direttamente, con un sistema complicato di potenti fari dai filtri colorati, manufatti architettonici obsoleti, muri, case e ruderi di campagna. Il risultato ottenuto è affascinante, di grande efficacia espressiva, geniale.

La preparazione tecnica per l’esecuzione di questi lavori deve prevedere una lunga meditazione e l’azione sul campo, che avviene sempre di notte en plein air, non dev’essere del tutto aliena da rischi. Mi raccontava, infatti, Stefano di ferocissimi cani sguinzagliati da contadini sospettosi, di solerti pattuglie di carabinieri pronte a controllare la sua strana attività, di fucilate in aria.

La vita dell’artista è sempre stata durissima.

Corrado Della Libera

1998